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Riforma del catasto, dopo lo stop, rispunta un disegno di legge

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2014 della legge sulla delega fiscale (legge n. 23 dell’11 marzo 2014), la riforma del catasto fabbricati era ufficialmente partita. Scaduta la legge delega a fronte dei numerosi ritardi, ora spunta un nuovo tentativo riformatore.

È stato infatti recentemente presentato in Senato un disegno di legge che ripropone, letteralmente, il contenuto dell’art. 2 della predetta L. 23/14 ove venivano indicati i principi cui il Governo dovrebbe attenersi nell’approvazione dei decreti attuativi necessari per l’effettiva operatività della riforma. Tali principi erano e restano l’invarianza del gettito complessivo e la determinazione del valore degli immobili sulla base delle caratteristiche reali.

Giova quindi precisare che l’espressione “invarianza di gettito”, nell’ambito della riforma del catasto, significa unicamente che soltanto la base imponibile su cui calcolare le imposte dovrà essere modificata, mentre il gettito complessivo dovrà necessariamente rimanere inalterato. In tal modo, si andranno a modificare, all’interno della base imponibile, delle disparità di trattamento che attualmente sono evidenti ai fini dell’imposizione fiscale immobiliare. In estrema sintesi, invarianza di gettito significa che, a valle della riforma, ci sarà chi pagherà più imposte andando a compensare chi pagherà di meno.

Dal punto di vista della valutazione, invece, messi da parte definitivamente i “vani”, si passerà alla misurazione in metri quadri tenendo conto della esatta posizione dell’immobile (segmentando il territorio in microzone) e delle specifiche caratteristiche edilizie, dando una nuova qualificazione delle unità immobiliari e prevedendo dei meccanismi di adeguamento periodico dei valori e delle rendite.

Ciò che maggiormente colpisce della riforma del Catasto è che quindi il valore patrimoniale medio dei beni immobili dovrà essere stabilito sulla base del valore di mercato – espresso in metri quadrati e determinato con funzioni statistiche espresse in un algoritmo che sarà frutto delle metodologie scientifiche espresse a livello nazionale – e la rendita catastale (utilizzata a fini fiscali) verrà anch’essa individuata con analoghe metodologie basandosi sul valore locativo.

I tempi per la messa a terra dell’intero procedimento evidentemente non saranno brevi – solo per individuare gli “immobili tipo” per la formulazione dell’algoritmo potrebbero servire anni – ma gli effetti, soprattutto dal punto di vista fiscale, saranno molto importanti per ogni famiglia italiana e facilmente intuibili considerato l’ambito applicativo di tali parametri.

È chiaro quindi come tale riforma, unitamente alla discussa revisione di aliquote e franchigie delle imposte di successione e donazione, rappresenti un tema caldo e meritevole di approfondimento, stanti i possibili – ed in alcuni casi significativi – risvolti economici per ciascuno di noi.